Midnight in Paris

Se nelle ambientazioni Londinesi Allen ha tirato fuori opere prevalentemente cupe e pessimiste, nella “magica” Parigi ritrova una vena di speranza e forse uno dei film più riusciti degli ultimi anni.
Colpisce molto l’amore verso la città, bella di giorno ma soprattutto di notte dove il protagonista, lo scrittore Gil (Owen Wilson) che incarna perfettamente il tipico alter-ego Alleniano, si ritrova catapultato negli anni Venti.
E’ proprio l’ambientazione surreale e l’incontro con i più importanti scrittori e pittori dell’epoca, la parte più interessante e divertente del film.
Il merito del regista è anche quello di non mostrare questi artisti solo per ostentare la sua cultura, ma come tasselli per aiutare lo scrittore disilluso a trovare l’ispirazione per completare il suo romanzo.
Tuttavia questo interessante espediente non basterebbe a far stare in piedi il film in cui troviamo anche alcuni sottotesti interessanti: il voler fuggire nel passato, negare il presente o la paura della morte.
Tematiche che vengono affrontate con la consueta leggerezza che contraddistingue il regista.
Da un lato è innegabile la sua capacità di fare film piacevoli e delicati, ma dall’altro lato una maggiore profondità e perché no una maggiore cattiveria, potrebbero coinvolgere di più lo spettatore.
Nonostante questo è interessante come Allen continui a farsi domande sul senso della vita, l’amore e la morte in ogni sua opera sfruttando generi diversi.
Anche con la commedia, apparentemente più semplice, le domande hanno la stessa importanza e le risposte sono sempre diverse.
In questo caso per Gil cadere nel passato lo aiuterà ad accettare che il presente è insoddisfacente perché lo è la vita in ogni sua epoca, e a seguire le proprie ambizioni sapendo rischiare.

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