Hunger

Quando si ha l’unione di alcuni elementi quali film d’esordio, storia vera e critica entusiasta, è difficile distinguere l’eccesso dalla verità.
E’ il caso di Hunger, prima opera del regista Steve McQueen (nessun legame col noto attore).
Film che non potrebbe affrontare una tematica più drammatica: la prigionia dell’attivista nordirlandese Bobby Sands, morto in seguito al suo secondo sciopero della fame.
Tutti ingredienti che potrebbero condurre alle più classica rappresentazione biografica condita da riflessioni sociali, politiche, morali, e che invece intraprende una strada meno canonica e più autoriale.
Colpisce infatti la personalità con cui è diretto, una regia dove prevalgono inquadrature fisse e dettagli che fanno emergere il passato da pittore e scultore del regista, così attento alla scelta delle inquadrature.
La sceneggiatura è ridotta all’osso, fatta eccezione per l’emozionante pianosequenza composto da un dialogo serratissimo di 17 minuti tra Bobby e – non a caso – un prete, che costituisce il cuore pulsante e pensante del film.
Scena che mostra le reali intenzioni del regista: non soffermarsi solo sul contesto politico-storico che rappresenta lo sfondo in cui è ambientata la storia, ma le ragioni che spingono un uomo a distruggersi e a sacrificare la propria vita per un ideale in cui crede profondamente.
Ne è una dimostrazione il fatto che abbiamo notizie del mondo esterno solo in due occasioni attraverso le vere parole pronunciate dal Primo Ministro Margaret Thatcher.
La domanda da porsi è, prima di ogni altra, se queste scelte si adattano alla storia o sono solo un esercizio di stile fine a se stesso che piace tanto alla critica ma non al pubblico.
Ritengo che senza questa strada intrapresa, la disumanità delle condizioni in cui vivono i detenuti, la sofferenza e la determinazione del protagonista, non sarebbero state così profonde se rappresentate diversamente.
Certo in alcuni momenti ci sono degli eccessi e delle imperfezioni, ma si tratta pur sempre di un esordio, non un capolavoro ma sicuramente un esordio folgorante.

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