L’arte di vincere

Il primo consiglio è quello di non farsi spaventare dal fatto che L’arte di vincere (Moneyball) sia un film sul Baseball, o più precisamente, sulle statistiche del Baseball.
Non viene infatti riproposto il classico tema dello sport come metafora per i classici messaggi banali, ma tenta di percorrere strade diverse.
Il merito di questo va soprattutto alla sceneggiatura, scritta dall’autore di The Social Network Aaron Sorkin qui insieme a Steven Zaillian.
Se in quel film la nascita di Facebook contava quasi nulla rispetto ai rapporti tra i personaggi, anche qui il Baseball non è protagonista ma strumento per parlare di storie private.
Tuttavia il regista Bennet Miller non è David Fincher e nonostante la regia lucida e l’ottima fotografia, il film non centra completamente il bersaglio, dando l’impressione di un compito ben svolto ma col freno a mano tirato.
Le carte più interessanti che può giocarsi vengono sprecate, in particolare il rapporto tra il protagonista Billy Beane, interpretato da un Brad Pitt molto convincente, e la figlia, non viene approfondito. Colpa delle poche scene a disposizione nonostante siano tra i momenti migliori.
Anche il rapporto tra Billy e il giovane laureato che lo aiuta a rifondare la squadra, non è così coinvolgente rispetto all’importanza che dovrebbe avere.
Questi difetti non cancellano i meriti del film che riesce ad essere sempre interessante nel raccontare il Baseball da dietro le quinte, ma vanno ad inficiare quella che poteva essere un’opera molto più profonda.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Recensioni, Stagione 2011-12 e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a L’arte di vincere

  1. wwayne ha detto:

    Ne “L’ arte di vincere” Brad Pitt ha fornito una delle prestazioni migliori della sua carriera. Secondo me é anche uno dei suoi film più belli, secondo solo a “In mezzo scorre il fiume” e “Babel.”

    • Andy ha detto:

      Concordo sull’interpretazione. Aggiungerei anche quella in The tree of life, ma so che è un film che può non piacere 🙂

      • wwayne ha detto:

        La mia esperienza di cinefilo mi insegna che spesso la riuscita di un film é inversamente proporzionale alle sue ambizioni.
        Intendo dire che quando un regista si impone di fare un filmone (radunando i migliori attori, investendo soldi a palate, trattando i grandi temi della vita eccetera) spesso finisce per produrre una colossale porcata, alla quale non si può fare a meno di rivolgere un’ altrettanto sonora pernacchia.
        Allo stesso modo, quando invece un regista squattrinato prende una sceneggiatura leggera e la fa interpretare ai primi attori che gli capitano sottomano, spesso tira fuori un film gradevole, carino, che all’ insaputa dei suoi stessi realizzatori riesce a toccare delle vette di qualità del tutto inaspettate.
        L’ unico regista che si pone degli obiettivi altissimi e li raggiunge sempre é proprio il regista di The tree of life, Terrence Malick. I suoi non sono dei film: sono delle vere e proprie esperienze metafisiche, che ti riempiono gli occhi con la loro potenza visiva e allo stesso tempo ti fanno riflettere con la loro profondità di contenuti. Certo, anche i film di Malick hanno i loro difetti (su tutti una enorme lentezza narrativa), ma ad avercene di registi come lui. Grazie per la risposta! : )

  2. Andy ha detto:

    Figurati, grazie a te che commenti 😉
    Sono d’accordo su Malick. Anche quando gira un po’ su se stesso come nell’ultimo To the wonder, non all’altezza dei precedenti lavori, è sempre interessante.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...