The Town (e non solo)

Potreste chiedervi perché sprecare parole per parlare di un attore mediocre.
Diciamolo chiaramente, Ben Affleck non è un campione di espressività, soprattutto rispetto al suo amico e collega Matt Damon.
Ma se andiamo a vedere gli ultimi ruoli da attore scopriamo scelte interessanti:

  • Hollywoodland: ottimo film per cui vince la Coppa Volpi come miglior attore a Venezia (bravo, anche se la meritava Adrien Brody)
  • State of play: insieme a Russel Crowe e Rachel McAdams. Mica scemo.
  • The company man: film sulla crisi del lavoro, insieme a lui Kevin Costner, Tommy Lee Jones, Chris Cooper. Mica scemo2.
  • Sarà protagonista di To the wonder, il nuovo Terrence Malick.

Poi scopriamo che ha già diretto due film e sta per uscire il terzo.
Il primo di questi è Gone Baby Gone in cui affronta con coraggio e lucidità una storia drammatica tratta da un romanzo dello stesso autore di Mystic River.
E’ proprio il capolavoro di Clint Eastwood il modello di riferimento, non raggiunge quelle vette ma regala un film solido dove affida a suo fratello Casey Affleck – molto più bravo di lui – il ruolo da protagonista.
E poi abbiamo The Town:


La seconda opera dietro la macchina da presa di Ben Affleck è un film meno scontato di quanto possa sembrare.
Nonostante abbia una trama classica che presenta situazioni e sviluppi tipici del genere poliziesco e dei film ai quali si ispira maggiormente – su tutti Heat e Point Break – affronta alcune tematiche care al regista qui anche protagonista.
L’intento è quello di proseguire il discorso intrapreso col precedente e riuscito Gone Baby Gone.
Dove in quel film Boston era a tutti gli effetti un personaggio, anche qui spicca la descrizione della (mala)vita nella città in cui ruota tutta la storia: Charlestown.
I personaggi sono scritti accuratamente, si pone l’attenzione sul loro passato e sull’influenza che l’aver vissuto in quella metropoli ha avuto sulle loro vite.
Se in Point Break il ladro Patrick Swayze faceva rapine per andare contro al sistema e alla società, la banda guidata da Ben Affleck è proprio figlia di quel sistema e sembra che fare i rapinatori sia l’unica via possibile. Il film è infatti caratterizzato da un pessimismo di fondo: quasi tutti i personaggi sono negativi, compreso il poliziotto che ricorre a qualsiasi metodo per raggiungere i suoi scopi e anche chi cerca di fuggire da questa realtà per trovare riscatto non sarà in grado di farlo.
Emblematica la frase che dice la protagonista e che rispecchia la filosofia del film: “In giornate con così tanto Sole penso che qualcuno morirà”.
Possiamo perdonare la poca espressività di Ben Affleck per aver diretto il film e per sapersi scegliere benissimo gli attori di contorno. Su tutti spiccano Rebecca Hall e soprattutto Jeremy Renner. Ogni volta che compare buca lo schermo con una facilità disarmante.

P.s. Il terzo film è Argo: storia vera di un gruppo di agenti che si fingono membri di una troupe cinematografica per salvare alcuni diplomatici iraniani a Teheran. Curioso no?

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