Il dittatore

 

Non c’è cosa più difficile al cinema che far ridere: la comicità è soggettiva.
Per questo bisogna dar merito a Sacha Baron Cohen, in veste sia di attore che di sceneggiatore, di essere in grado di farlo ed anche tanto. Bisogna solo essere disposti ad accettare il suo stile politically scorrect pieno di volgarità e riferimenti sessuali molto espliciti. Tra questi non manca l’ironia su politici e celebrità che fanno spesso sesso a pagamento. Cosa che in Italia devono aver preso molto seriamente se hanno deciso di censurare il riferimento ad un Primo Ministro italiano.
Questi elementi da soli non basterebbero a sostenere una pellicola e ne Il Dittatore riesce a differenziarsi dalla moltitudine di film di questo genere ed essere in grado di dire qualcosa in più. Cosa che ha già dimostrato di saper fare nel geniale Borat dove metteva alla berlina potere, razzismo e omofobia.
Qui riprende quei temi ma non potendo più nascondersi dietro travestimenti da rapper, stilista o giornalista Kazako – causa successo internazionale – ha dovuto scrivere una commedia di stampo classico e riempirla con la sua comicità trasgressiva.
Probabilmente il difetto maggiore è proprio l’eccessiva schematicità e prevedibilità della struttura del film, di cui si intuisce facilmente lo sviluppo degli eventi e scade un po’ troppo nei meccanismi della commedia sentimentale. Tuttavia in questo caso la storia non è il fine ma un mezzo per dare vita a scene effettivamente spassose e surreali anche se a volte hanno l’effetto collaterale di farti sentire in colpa per quello di cui stai ridendo. Oltre a questo riesce a portare avanti una feroce critica al potere e ai potenti in chiave demenziale ma non per questo superficiale, che culmina nel monologo finale dittatura contro democrazia. Monologo che sembra tanto essere figlio (solo come ispirazione) di quello ben più celebre de Il grande dittatore e dimostra come il comico britannico sia intelligente ma come debba ancora maturare nel trovare un equilibrio tra la genialità nella scrittura, presente a tratti, e alcune cadute di tono nella rappresentazione.

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