The amazing Spider-man

Giuro che non volevo partire dall’inevitabile confronto con la trilogia di Sam Raimi perché speravo che nonostante i soli 5 anni dall’ultimo capitolo, ci fossero tutte le intenzioni per creare qualcosa di assolutamente nuovo e personale.
Invece è proprio la personalità che manca al quasi esordiente Marc Webb. Il regista della commedia romantica (500) giorni insieme, in teoria a suo agio nel raccontare vicende personali, non riesce ad emozionare sul fronte delle relazioni e paradossalmente se la cava meglio nelle scene d’azione.
Fallisce in quello che ha saputo fare Christopher Nolan: raccontare in modo diverso e moderno una storia resa indelebile dall’immaginario visivo di Tim Burton, differenziandosi anche inserendo elementi già visti come la morte dei genitori. Era quindi doveroso distanziarsi dalla precedente trilogia ma il momento emotivamente più importante, la morte dello zio Ben, avviene con le stesse identiche dinamiche lasciando un fastidioso senso di déjà vu.
La colpa è soprattutto di una sceneggiatura troppo confusa e vincolata a sollevare molti punti di domanda a favore dell’inevitabile sequel, lasciando però incompleto il film. Dove si cerca un realismo nell’estetica si contrappone un’artificiosità nei dialoghi. Soprattutto la sbandierata volontà di narrare la “mai raccontata” storia dei genitori si risolve a pochi accenni e sembra più un pretesto per discostarsi dai film originali.
Anche le scene fra Peter Parker e Gwen Stacy sono troppo spesso fatte di siparietti tra il comico e il patetico ma fortunatamente la bravura degli attori supera questi difetti e si alza, per intensità, 10 spanne sopra ai “colleghi” vampiri.
Fra le cose migliori del film ci sono infatti i due attori protagonisti, soprattutto il nuovo Peter Parker interpretato da Andrew Garfield – già apprezzato in The social network – due o tre scene particolarmente riuscite (troppo poche) e i combattimenti tra Lizard e Spiderman. Meno apprezzabile, sempre per colpa della sceneggiatura, il discutibile piano malvagio dell’uomo lucertola. Viene quindi il sospetto che sia stato scelto un regista poco esperto e molto manovrabile, solamente per sfruttare il richiamo di un personaggio molto amato.
Evidentemente ci sono cascato.

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