Blade runner: International o Director’s cut?

Sempre più spesso troviamo registi che ripropongono i loro film con scene inedite rispetto a quelli passati al cinema. Famose le Extended edition della saga de Il Signore degli anelli o anche di King Kong dello stesso Peter Jackson. Solitamente si tratta di piccole modifiche che non cambiano la natura del film, semplicemente lo completano a causa dei tagli che possono avvenire in fase di montaggio per vari motivi; a volte possono essere deleterie, perché vanno a intaccare film molto amati che non avrebbero bisogno di “aggiornamenti”. Ne sa qualcosa George Lucas che ha ripetutamente messo mano alla trilogia classica di Guerre Stellari, ma questa è un’altra storia.

C’è però un caso particolare in cui la revisione del regista ha portato al pubblico quella che doveva essere la sua visione originale. Stiamo parlando di Blade runner.

Del film cult di Ridley Scott esistono almeno sette versioni, ma le più importanti sono l’International cut – la più conosciuta, uscita al cinema nel 1982 – e il Director’s cut (1992)1.
Quest’ultima presenta notevoli differenze rispetto alla versione proiettata nelle sale cinematografiche:

– prima di tutto non contiene la voce fuori campo, i cui testi vennero scritti da uno sceneggiatore che non aveva partecipato al film senza l’approvazione del regista;
– non c’è il lieto fine della fuga nella foresta, in cui usarono immagini scartate dalla scena iniziale di Shining;
– è presente una significativa scena onirica.

Al di là di queste considerazioni è solo vedendo entrambe le versioni che si può giudicare quale sia la migliore. Coloro che hanno visto prima quella del 1982 probabilmente essendoci affezionati la preferiranno, anche perché la voce fuori campo contribuisce a creare l’atmosfera noir. Ma vedendo prima il montaggio originale (come ho fatto io) si capisce come il voice over non aggiunga niente ai fini della trama e la scena del sogno dia un significato più profondo a tutta la storia. Nel finale la presenza dell’origami di unicorno assume infatti una maggiore importanza e suggerisce la possibilità che anche il protagonista Rick Deckard sia un replicante.

Attraverso questa ipotesi aumenta quella che è la grandezza del film: la fantascienza non è solo azione e viaggi nello spazio ma è anche affrontare tematiche su cosa è reale e cosa è umano e rispondere a domande come “i robot possono amare, provare sentimenti, sognare?”

P.s. A complicare il tutto è uscito nel 2007 il The final cut, edizione restaurata che non dovrebbe presentare particolari differenze rispetto alla Director’s cut.

Note:
1. http://it.wikipedia.org/wiki/Blade_Runner

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