Argo

Diciamolo subito, possiamo perdonare la poca espressività di Ben Affleck per non aver sbagliato nessuno dei tre film da lui diretti e per aver segnato con Argo, un ulteriore passo avanti.
Ottimo dal punto di vista puramente tecnico: partendo da fatti realmente accaduti integra perfettamente scene girate a filmati d’archivio che raccontano – alla stregua di come aveva fatto Steven Spielberg nel suo Munich – la presa dell’ambasciata americana da parte degli Iraniani nel 1979. Da qui inizia la storia dell’agente della CIA Tony Mendez (Affleck) incaricato di liberare sei americani nascosti nell’ambasciata canadese. Per farlo fingerà di girare un falso film di fantascienza con ambientazioni esotiche. Quale location migliore per girare se non l’Iran. Nella parte centrale del film, caratterizzata da toni più leggeri, dimostra la sua abilità nel passare con disinvoltura dalla surreale messa in scena del piano al ritornare nell’inferno della rivoluzione islamica senza mai cadere nell’esaltazione della violenza. Ma è nella fuga all’aeroporto che il regista dà il meglio di sé creando un climax fatto di tensione in cui un solo gesto o una parola sbagliata possono rovinare tutto. Se si deve trovare un difetto si può riscontrare nell’eccessiva artificiosità in cui si incastrano gli eventi nella parte finale. Tuttavia in un cinema fatto di continue spettacolarizzazioni spesso gratuite è un piacere vedere come si può ricorrere a questa basandosi prima di tutto su una storia solida e personaggi ben caratterizzati.
Per chiudere il cerchio possiamo perdonare Ben Affleck grazie ad un brevissimo momento in cui volge lo sguardo verso il cielo e sa che la missione funzionerà. Gli crediamo anche noi.

Argo fuck yourself! (cit.)

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4 risposte a Argo

  1. Bel articolo . Il film argo non l’ ho visto ancora ma appena ho tempo me lo vado a guardare visto che è basato su una storia vera .

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