Django unchained

Con Bastardi senza gloria Quentin Tarantino aveva alzato l’asticella della qualità trovando un perfetto connubio fra il tono grottesco e quello drammatico. Ha dimostrato una capacità magistrale di creare tensione attraverso dialoghi serrati ambientati perlopiù in spazi chiusi.
In Django unchained quei momenti coincidono con l’arrivo nella tenuta di Candyland, dopo una prima parte godibile ma che gira un po’ a vuoto.
Questa abilità narrativa purtroppo è presente in brevi frangenti perché la maggior parte del film è – volutamente – un folle vortice di violenza e vendetta, in linea con gli spaghetti-western all’italiana da cui si ispira, dove utilizza un registro mai così brutalmente ironico e divertente.
Purtroppo perché anche qui dimostra di essere perfettamente in grado di creare con poche inquadrature unite a ottime scelte musicali, sequenze notevolmente emozionanti. Come quella che coinvolge Broomhilda, la moglie del protagonista, portata in salvo da Django o una bellissima e semplice scena, tutta in interni, accompagnata dalla voce di Elisa. Ma sono solo sprazzi in quello che sostanzialmente è un divertissement del regista in cui per la prima volta cita anche se stesso: dalla prevedibile carneficina finale al personaggio di King Schultz (Christopher Waltz) troppo simile ad un Hans Landa in versione buona. Certo non mancano personaggi memorabili come il villain Calvin Candie interpretato da un ottimo Leonardo DiCaprio e soprattutto l’inquietante servo Stephen (Samuel L. Jackson), un nero che odia i neri più dei bianchi. Sprazzi di genialità.
Fra questi non si può non citare una scena che per tono sembra staccata dal resto del film e che mette in ridicolo una banda di incappucciati chiaramente ispirata al Ku Klux Klan. Solo Tarantino poteva permettersi una cosa del genere.
E’ scontato riconoscere la grandezza di un regista così unico dall’aver creato un genere che porta il suo nome e ammettere come sia uno dei migliori al mondo a rappresentare la violenza, qui presente in molte sfacettature, e a renderla strumento di narrazione. Però come tutti i giochi, anche quelli stilisticamente impeccabili come questo, dopo un po’ rischiano di rompersi.

Calvin Candie (Leonardo DiCaprio)

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3 risposte a Django unchained

  1. Stavo giusto cercando una recensione di cui fidarmi per capire se andarlo a vedere o no…
    Tempismo perfetto.

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