Solo un padre

Nonostante si muova in territori prevedibili e rischiosi – e lo si evince anche solo dal trailer – Solo un padre riesce a fare il suo dovere. Raccontare una storia con una sincerità che permette di superare le inevitabili banalità. La storia è quella di Carlo (Luca Argentero), vedovo che si ritrova a doversi occupare della figlia neonata e a dover ricostruire la sua vita. Sta proprio qui il merito del film e della sceneggiatura che si concentra prima di tutto su un uomo sensibile, incapace di dire quello che prova e bravo a nascondere le emozioni.
Proporre una figura del genere con dei problemi finalmente reali è sicuramente stimolante per lo spettatore chiamato ad un’attiva partecipazione e anche la regia asseconda bene il suo protagonista lavorando molto sui particolari: una mano che si ritrae, uno sguardo verso il basso e uno spazio circostante che rispecchia i suoi stati d’animo, mostrando scorci di una città grigia e sfocata come vecchi ricordi, a cui fa volutamente eccezione la parentesi/fuga al mare.
Se la parte finale funziona nel rimettere a posto tutti i tasselli, il viaggio catartico presenta alcune incertezze. Si cade infatti in alcuni cliché come l’uso funzionale ma un po’ troppo insistito di musiche romantiche o il fascino dell’incontro con la ragazza straniera. Leggerezze che fortunatamente non pesano grazie anche alla bravura dei due protagonisti, Argentero in primis, e ad un tono mai urlato, neanche nei momenti più drammatici.

Carlo (Luca Argentero) e Camille (Diane Fleri)

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