L’uomo d’acciaio

Diciamoci la verità, l’annuncio che Zack Snyder avrebbe diretto il nuovo film di Superman aveva fatto torcere il naso a molti nonostante la presenza come produttore di Christopher Nolan. Famoso per la sua non grande raffinatezza, il regista di 300 e Watchman è riuscito a centrare l’obiettivo nell’ennesima ma forse necessaria trasposizione dell’uomo d’acciaio.
Necessaria perché la versione pulita e solare di Christopher Reeve e il flop del recente Superman Returns di Bryan Singer richiedevano un approccio completamente diverso.
Il problema principale è stato proprio cercare di rendere il più possibile umano e interessante un eroe infallibile e che non teme nulla. Trovare una lettura psicologica che permettesse di identificarci nelle sue sofferenze.
Era quindi necessario raccontare in modo nuovo una storia già vista e per farlo hanno scelto due strade: una narrazione ricca di flashback nella prima parte – simile ma non uguale all’uso che se ne fa in Batman Begins – e il tema centrale dell’eroe che deve nascondere la sua natura aliena in un mondo che potrebbe avere paura di lui.
I flashback che riguardano l’infanzia di Clark Kent funzionano benissimo, grazie anche alla presenza di Kevin Costner nei panni di Jonathan Kent. Hanno la capacità di rendere emozionanti i classici salvataggi visti in tutti i film e nelle varie serie tv e a coinvolgere nel rendere Clark realmente come un emarginato. Geniale l’idea di farlo vedere sullo sfondo mentre la giornalista Lois Laine entra in scena.
A questa abbondanza di tematiche e domande esistenziali che il protagonista si pone non corrisponde sempre una sceneggiatura all’altezza, così i ripetuti riferimenti cristologici con tanto di scambio di battute con un prete risultano un po’ forzati e i molti spunti non vengono sempre approfonditi.
La mano del regista non è comunque offuscata dall’incombente nome del produttore e riesce a mostrare la sua personalità sia nelle scene più intime, sia nella devastazione dell’atto finale dando vita ad uno spettacolo tanto infantile quanto potente. Se eccede nella distruzione di Metropolis come un bambino che non pone limiti alla sua fantasia, ci consegna anche dei combattimenti mai così epici che molti si aspettavano dall’eroe più potente della Terra.
L’impressione generale è quella di un inizio molto promettente che nonostante le buone intenzioni a volte presenta alcune cadute di stile – su tutte la morte di Jonathan Kent – ma è anche in grado di regalare alcune immagini estremamente riuscite. In particolare il primo volo nello spazio e una scena onirica con Superman sommerso dai teschi.

Superman (Henry Cavill)

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