To the wonder

The tree of life di Terrence Malick, pur nella sua smisurata ambizione, era coerente e riusciva perfettamente a emozioni attraverso i numerosi accostamenti visivi.
Il problema più evidente del nuovo To the wonder è che le immagini stupende troppo spesso si trascinano stancamente come un viaggio senza meta, specialmente della seconda parte. Conta sicuramente il peso di essere successore e fin troppo derivativo dal film precedente ma lo è più nella struttura narrativa perché tematicamente non si siede e cerca di raccontare l’Amore in tutte le sue declinazioni, dalla “meraviglia” della scoperta al tradimento.
La fase iniziale della passione viene raccontata magnificamente non solo grazie ad immagini evocative e della natura tipiche del cinema di Malick, ma anche attraverso la disposizione spaziale dei protagonisti con cui vengono espresse le differenze di personalità e l’incomunicabilità della fine del rapporto. Esemplare la differenza con cui viene ripreso il protagonista Neil (Ben Affleck), spesso di spalle o in angoli bui nella casa, rispetto alla “danzante” Marina (Olga Kurylenko).
Troviamo anche degli spunti inediti e di indubbio fascino nel vedere il regista per la prima volta alle prese con un contesto completamente contemporaneo e urbano. Sono molte infatti le potenti immagini di una natura sporca e decadente con cui ribadisce il tema del contrasto fra Uomo/Natura e non è un caso che Neil sia specializzato in inquinamento ambientale.
Quando si arriva al momento della crisi vera e propria il film però stenta: la descrizione di un momento cruciale come il tradimento avviene in modo troppo scontato senza quella magia che rendeva autentici e tangibili i rapporti moglie/marito, padre/figli in The tree of life. Così la narrazione diventa ripetitiva e non riesce non solo a giustificare tantomeno a rendere interessante quello che viene mostrato. La risposta ai perché del lento disgregarsi della passione potrebbe essere la stessa che riguarda un prete (Javier Bardem) in crisi di fede: non c’è. Si è costretti a cercare altrove.
Non è sbagliato avere una visione pessimistica ma bisogna renderla ugualmente coinvolgente se no si rischia di non avere niente a cui aggrapparsi.

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