Blue Jasmine

Era dalla Penelope Cruz di Vicky Cristina Barcelona che Woody Allen non ci regalava un personaggio femminile così intenso e sofferto.
La Jasmine (Cate Blanchett) del titolo che si trasferisce a San Francisco dopo aver perso tutto per colpa del marito.
Una performance dell’attrice che buca lo schermo e in alcuni casi rischia di inghiottire il film. Non succede grazie ad un cast di comprimari azzeccatissimo in cui oltre all’ex-marito Hal (Alec Baldwin), spicca Sally Hawkins nei panni della trafelata sorella Ginger che la ospita nella sua modesta casa. Più che in altre sue precedenti opere il regista inserisce alcune trovate che vanno oltre al solito intreccio di amori, tradimenti e litigi. Ricordare come Jasmine abbia cambiato il suo nome da Jeanette – “non era abbastanza raffinato” a detta di Hal – è una trovata straordinaria che dice tutto di lei e del suo essere succube consapevole dei vizi e degli agi che le offriva. C’è anche un notevole lavoro su make-up, capelli e vestiti che inquadrano i personaggi al primo sguardo: la sofferenza di Jasmine traspare dagli occhi sporchi di mascara e dalle magliette sudate; Chili, il fidanzato dei Ginger, ha dei capelli unti con un ciuffo ridicolo che parla da solo. Se la narrazione di tutti questi caratteri può sembrare a tratti parossistica, essi rappresentano perfettamente la vacuità dei ricchi e l’ingenuità dei poveri, grazie ad una sceneggiatura tra le più pungenti e crudeli che abbia scritto recentemente. Allen però non giudica, osserva e racconta senza avere una visione univoca: entrambe le sorelle hanno commesso degli errori, Jasmine è quella che ha pagato di più ma ha anche tentato concretamente di darsi da fare per rimettersi in piedi. Tuttavia il non cambiare mentalità e il continuare ad anelare traguardi illusori l’hanno portata a commettere gli stessi errori – il suo nuovo compagno porta le stesse maglie Ralph Lauren del suo ex – e ad un amarissimo finale. Sospeso eppure così chiaro.
I continui rimproveri alla sorella, resi furbescamente inverosimili dai suoi continui stati di alterazione, hanno un fondo di verità: Ginger si è sempre accontentata, non possiamo sapere se avrà una vita migliore.
Allen ha sempre un mondo interessante da raccontare, non avrà l’intensità e la poesia dei tempi migliori ma se per lunghi tratti pone la telecamera davanti a Cate Blanchett e si affida a lei, non è un demerito. Anzi.

Jasmine (Cate Blanchett) e Ginger (Sally Hawkins)

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