Lo Hobbit – La desolazione di Smaug

Pubblicato su

Finalmente c’è la tensione e il cuore che mancavano nel primo capitolo. Non siamo (ancora) al livello della trilogia che più di dieci anni fa ha cambiato la storia del cinema, ma ci sono stati netti passi avanti.
Si fa strada un maggiore senso del pericolo e di morte grazie alla giusta intuizione di mostrare per la prima volta la vulnerabilità dei nani, necessaria per poter empatizzare con loro.
Bilbo (Martin Freeman) è tratteggiato in modo meno caricaturale e inizia a sentire il peso dell’anello. Sfumature ambigue che coinvolgono anche Thorin Scudodiquercia e il capo degli Elfi silvani Thranduil.
Funzionano i nuovi personaggi fra cui l’umano Bard – insieme alla concezione degli uomini visti come figure corrotte che devono riscattarsi –  e quelli inventati come l’elfo femmina Tauriel, nonostante la puntuale disapprovazione dei fan puristi. Soprattutto torna la capacità di Peter Jackson di stupire con trovate registiche e scene di grande impatto visivo che ci ricordano come nessuno in questo momento sappia dirigere i fantasy come lui.
Quello che ne Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato non convinceva erano i continui ammiccamenti alla Trilogia che lo rendevano incapace di avere una propria autonomia. Qui invece gli elementi in comune hanno una loro funzione narrativa – anche la presenza di Legolas – e il ricordo avviene per l’atmosfera più dark che trova una sua amalgama col tono leggero della storia e per l’abilità di gestire più linee narrative – come avveniva ne Le due torri – con una perfetta gestione del ritmo.
È nelle scene d’azione che si palesa il diverso approccio alla materia: non più le epiche battaglie al Fosso di Helm o a Minas Tirith ma scontri in cui i personaggi sembrano danzare grazie ad un incredibile senso dello spazio e danno all’azione un colore più avventuroso che esprime anche l’amicizia e il reciproco aiutarsi dei tredici nani.
Esemplare ed irresistibile in questo senso la scena dei barili nel fiume in cui abbondano anche le evoluzioni virtuosistiche degli elfi.
Poi c’è Smaug, il drago – impersonato da Benedict Cumberbatch – che cacciò i Nani dalle loro dimore, per chi pensava che dopo Gollum non ci si potesse stupire di nuovo.
Fra le allucinazioni del Bosco Atro e l’incontro col “Negromante”, Jackson ha dimostrato di avere ancora qualcosa da dire, rinnovando in noi la voglia di ascoltare.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Recensioni, Stagione 2013-14 e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...