Tutto può cambiare

Pubblicata su 4saltialcinema

Once, il precedente film di John Carney, aveva uno sguardo unico e penetrante che ti portava a guardare con occhi diversi i veri musicisti da strada di cui narrava le vicende. Tutto può cambiare, sempre ambientato nel mondo della musica ma con attori professionisti, pur non fallendo rimane totalmente innocuo e incapace di dire qualcosa di interessante sull’universo che racconta.
Sembra che per fare un film ad Hollywood sia obbligatorio inserire personaggi stereotipati e situazioni già viste in mille commedie romantiche, eppure in alcuni momenti sembra che il regista riesca a far prevalere il suo sguardo e inserire tocchi personali, soprattutto quando la storia ruota intorno alla musica che qui assume l’importante ruolo di collante fra i personaggi. Il trasandato produttore discografico Dan Mulligan nel momento più buio della sia carriera – è stato appena licenziato e non trova un talento da sette anni – incontra casualmente Greta, con la quale svilupperà una creativa collaborazione musicale e come in Once si intrecceranno passioni musicali e storie personali. Tutto quello che riguarda la sfera privata è assolutamente trascurabile. Litigi, tradimenti e paternità funzionano solo perché i due protagonisti, in particolare Mark Ruffalo, si impegnano e credono in quello che fanno. Ma anche le critiche che si vorrebbero portare all’industria discografica – i musicisti sono solo adolescenti che hanno poco da dire – non sono credibili perché supportate da una visione fin troppo edulcorata dove una figlia che prima suonava “da schifo” mostra un incredibile talento e la buona Greta vende il suo disco ad un dollaro online non accettando compromessi. Tutto troppo bello per essere vero.
Come ad una persona che con grande entusiasmo ti racconta una storia semplice e tu non puoi fare a meno di ascoltarla col sorriso, allo stesso modo vuoi comunque bene ai personaggi e al loro rapporto che regala almeno due momenti da ricordare: la prima volta che Dan ascolta Greta immagina tutti gli strumenti intorno a lei prendere vita come accompagnata da una band invisibile e un’azzeccata riflessione sulla musica come strumento in grado di rendere magici anche semplici gesti quotidiani. Non abbastanza da rendere il film memorabile considerando che spesso ad ogni buona idea è contrapposta un’ingenuità che la vanifica e tornando indietro solo di qualche mese, in A proposito di Davis dei Coen bastavano poche parole per raccontare molte più cose.

Dan Mulligan (Mark Ruffalo) e Greta (Keira Knightley)

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