Il sale della terra

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Quella del fotografo brasiliano Sebastiao Salgado è stata una vita così piena e intensa da convincere Wim Wenders a raccontarla attraverso le sue opere.
Effettivamente già la prima foto che ci viene mostrata a schermo intero racchiude tutta la sua arte. C’è l’impegno civile – raffigura migliaia di persone che lavorano in condizioni estreme alla ricerca dell’oro – c’è il coraggio di percorrere le stesse pericolanti scale che poggiano su pareti verticali e la grande abnegazione nel suo lavoro che lo tiene lontano da moglie e figli per mesi.
Inizia così un viaggio tra i suoi scatti più importanti che si intreccia con la sfera privata. Una vita fatta di sogni che ha potuto realizzare solo attraverso scelte difficili come abbandonare un lavoro sicuro per avventurarsi in giro per il mondo con la sua macchina fotografica. Salgado dedica anima, corpo e salute a questo sogno diventando la cosiddetta “voce del popolo”. Si specializza nel fotografare l’umanità di popolazioni che vivono negli angolo più remoti della Terra e soprattutto la disumanità degli orrori che lo hanno visto sempre in prima linea: il genocidio del Rwanda, le guerre Jugoslave e l’inferno del Kuwait nel 1991.
Nella prima parte il film alterna la parte più espositiva a quella che racconta la nascita di questa bella collaborazione. Il regista stesso è stato infatti coinvolto in alcuni suoi viaggi che ha documentato mettendosi al servizio del suo protagonista cercando anche di fare con la macchina da presa quello che lui fa con la macchina fotografica: catturare l’essenza del soggetto. I momenti migliori sono proprio quelli che coinvolgono questo dialogo artistico dove Wenders filma Salgado e contemporaneamente il fotografo “riprende” il regista come due scacchisti che si studiano a vicenda. Che cos’è se non una dedizione totale quella in cui Salgado per comporre l’inquadratura migliore striscia letteralmente sulla ghiaia dell’Artico per fotografare dei leoni marini.
Purtroppo tutta questa parte è anche quella che si esaurisce prima e il resto del film si concentra sulla descrizione delle altre sue opere. È vero, ogni scatto parla da solo e racconta un mondo ma Wenders sembra mettersi troppo da parte. C’era sicuramente la possibilità di evitare la sensazione di mostra fotografica che a volte fa capolino e utilizzare il Cinema per andare a scavare ancora più in profondità e mostrare quello che non siamo in grado di vedere da soli. La storia di Salgado, un esempio per chiunque abbia un sogno come lui, non riesce a raggiungere il significato e la portata universale che la contraddistingue.

Wim Wenders e Sebastião Salgado

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