Storie pazzesche

Pubblicato su logomerig-132-e13679563809294

Sei storie.
Prologo (Pasternak): Esempio di scrittura perfetta che parte da una situazione normale – passeggeri di un aereo che chiaccherano – e diventa man mano sempre più assurda. In dieci minuti capiamo subito cosa ci troviamo di fronte. Siamo ancora in tempo per uscire dalla sala, se no, via con le danze.
Dopo più che mai azzeccati titoli di testa animaleschi ecco la prima storia (I ratti).
Siamo sempre dalle parti del grottesco ma grazie al cielo i personaggi non sono macchiette, neanche l’usuraio che incontra proprio la cameriera di cui ha rovinato la famiglia. La cuoca però per vendicarsi suggerisce l’utilizzo di veleno per topi.
Una banale storia di come ognuno di noi può cadere nel vortice della vendetta? Forse l’idea non sarà originalissima ma cosa importa. Il rapporto tra la cuoca e la cameriera sul come farsi giustizia è esilarante e noi che non vorremmo utilizzare il veleno (vero?) inizieremo a dubitare di noi stessi.
Il più forte: Qui la faccenda si fa sempre più selvaggia, due uomini alla guida litigano perché uno non fa sorpassare l’altro. C’è molta violenza ma anche un’innegabile capacità di farti rabbrividire, provare disgusto e divertire nel mostrarla. E soprattutto c’è una regia sempre più raffinata.
Vuoi vedere che l’argentino Damián Szifrón non è uno sprovveduto che imita Tarantino e adesso tira fuori qualcosa di diverso?
E infatti il quarto (Bombetta) e quinto episodio (La proposta) sono tra i più riusciti, peccato per la chiusa troppo frettolosa di quest’ultimo. Ancora più crudeli e taglienti nel raccontare le idiosincrasie della vita quotidiana: la burocrazia che fa diventare matti e la corruzione della giustizia per chi se la può permettere.
Vediamo finalmente come il grottesco possa essere uno strumento efficacissimo non solo per divertire ma anche per raccontare la realtà, perché lo fa semplicemente portando all’eccesso quello che già è ridicolo ed esasperando le reazioni umane. Una piccola scintilla è tutta la follia esplode, più vicina di quanto possiamo immaginare.
Dimenticavo l’ultimo, Fino a che morte non ci separi. È sempre difficile catturare l’attenzione dello spettatore in poco tempo. Il regista ci riesce benissimo anche in questo caso e si diverte come un matto a ribaltare continuamente i ruoli di vittima e carnefice in una coppia di novelli sposi. Le ipocrisie e le falsità del matrimonio, l’evento più celebrato e sognato nell’immaginario collettivo, vengono distrutte e messe in ridicolo nel modo più dissacrante che si era mai visto.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Recensioni, Stagione 2014-15 e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...