Avengers: Age of Ultron

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In un cinema manovrato dai fili dei produttori, Joss Whedon riesce di nuovo a ritagliarsi il proprio spazio, lottando con tutte le forze per mettere la sua impronta pur rimanendo fedele alle regole del mercato.
Non avrà la tecnica dei fratelli Russo o il mestiere di un Raimi o un Singer ma le dinamiche che crea tra i protagonisti difficilmente le abbiamo viste o le rivedremo.
Chi altri è in grado di gestire perfettamente sei personaggi, aggiungerne quattro nuovi, anticipare storyline dei prossimi film – su Thor e Pantera nera – senza mai dare l’idea di essere un pretesto per vederli insieme in azione ma anzi un’opportunità per conoscerli meglio.
Con lo stesso equilibrio nel ritmo del primo capitolo, non solo rende più realistici e giustificati i contrasti interni, in particolare quelli tra Cap e Iron man, ma ha anche il tempo per inserire una storia d’amore e renderla credibile come se provenisse da molto lontano e potesse crescere in futuro, nonostante si intuisca che la sua funzione si esaurirà all’interno del film stesso.
Da applausi poi l’idea di prendersi una pausa, rinchiuderli in una fattoria, e dare un senso ed un’umanità a chi ha avuto meno spazio come Occhio di Falco e Vedova nera.
Un momento che non vuole essere una semplice sosta tra una battaglia e l’altra e che per un attimo ci da l’illusione di essere liberi. Liberi da trame che inevitabilmente finiscono per assomigliarsi e da scene catastrofiche sempre più esasperate. Basta confrontare la devastazione finale de L’uomo d’acciaio con questa per cogliere la distanza che separa contesti apparentemente simili.
Se nel primo film per Loki la più grande menzogna della vita era la libertà stessa, la filosofia di Ultron ne è la naturale e ancor più radicale evoluzione: l’unica strada per la pace è l’estinzione dell’umanità. Il più classico dei piani malvagi nobilitato da una complessità che il montaggio non aiuta ad emergere completamente, sacrificando e semplificando quello che poteva essere un villain ancora più memorabile. Fortunatamente a Whedon bastano poche battute per liberarsi dai fili che lo legano. L’atteggiamento presuntuoso di Pietro, il suo attaccamento alla sorella Wanda e il racconto della loro infanzia, danno dignità ad un personaggio che ha troppo poco spazio e il confronto finale tra Ultron e l’androide Visione regala un pezzo di fantascienza pura con due intelligente artificiali che riflettono sull’esistenza.
Ci sono molti altri spunti che non vengono fuori in tutta la loro forza ma che sono lì, per chi li vuole afferrare: capiamo come Bruce Banner sia un codardo, schiavo della paura e di Tony Stark; o cosa voglia dire essere un semplice umano in mezzo a degli dei.
Lode ad un regista che scrive una storia compatta e dice tutto questo in breve tempo. Perché non capita spesso di riuscire a cogliere qualità e debolezze di tanti personaggi, così tanto da sperare di trovarli ancora in una casa isolata a pensare al futuro o ad avere una famiglia. Ed essere liberi.

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