Turner

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Non assistiamo alla ricostruzione degli anni in cui è vissuto il pittore romantico William Turner, li viviamo insieme a lui. Sentiamo la fatica del suo passo pesante e partecipiamo alle conversazioni sull’arte e l’uva spina nei salotti borghesi.
Un’immersione talmente nitida e profonda da essere sia attratti dalle bellezze dei paesaggi inglesi sia respinti da una narrazione
Un’immersione talmente nitida e profonda da essere sia ammaliati da quello che vediamo – ci sono dei paesaggi inglesi che in maniera incredibile imitano e si confondono con scene dei suoi dipinti – sia respinti dal come lo vediamo. Una narrazione che senza tenderci la mano, lascia che sia sempre lo spettatore a cogliere i motivi dell’eccentricità dell’artista. Senza filtri ci viene sbattuta in faccia tutta la sua spregevolezza, quella di un personaggio non compreso dal pubblico che grugnisce e sputa per dipingere. Ma col passare del tempo ne cogliamo sempre di più la grandezza come se stessimo osservando il quadro della sua vita e per comprenderlo a fondo dovessimo osservarne attentamente tutti i particolari. E un elefante apparentemente introvabile nel dipinto di Annibale che attraversa le Alpi ce lo ricorda.
Non a caso anche senza riferimenti temporali precisi percepiamo il tempo che scorre ugualmente inesorabile. In modo non dissimile da come faceva Boyhood, osserviamo la vita nel suo lento procedere senza la necessità di scene madri o interpretazioni urlate.
L’esatto opposto di quello che ci viene normalmente proposto nei film biografici, ovvero riassunti di vite straordinarie in cui la sfera privata sembra inevitabilmente sempre più importante di quella artistica o quantomeno un mezzo più facile e diretto per spiegare l’Uomo senza coglierne realmente l’essenza.
Seguire la strada non canonica dell’esaltazione reiterata dei difetti esalta i momenti di dolcezza e con incredibile realismo aiuta a comprendere il talento di cui se ne coglie l’originalità senza metterlo in secondo piano.
Vorremmo che tutti i biopic fossero così: in grado di raccontare un’epoca attraverso un’artista e un‘artista attraverso un’epoca.

William Turner (Timothy Spall)

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