Mad Max: Fury Road

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Troppo spesso ci dimentichiamo che può esistere un intrattenimento in grado di stupire per la cura nei dettagli e la consapevolezza che ogni scena ed ogni personaggio sono lì per un motivo preciso. Dove non si cerca mai l’accumulo ma l’essenzialità. Mad Max: Fury Road ce lo ricorda prepotentemente.
Ci ricorda che i blockbuster non sono solo puro divertissement ma possono anche avere un’anima fatta di messaggi politici e sociali che grazie alle immagini possono acquisire grande forza espressiva. Non cambierà nuovamente la storia del cinema come gli inseguimenti nel deserto che hanno reso famosa la trilogia originale ma la vernice d’argento spruzzata in bocca prima di un sacrificio e la chitarra che spara fiamme sono momenti che difficilmente si cancellano della mente. È un miracolo pensare che George Miller sia riuscito a riprendere tutto quello che aveva già inserito nella vecchia saga e riproporlo a trent’anni di distanza con un’energia ed una follia che si sposano perfettamente col cinema moderno.
Prende lo stesso protagonista, riduce la parte che riguarda le sue origini – la più debole del primo film – a degli allucinati flashback e lo rende più umano grazie a piccole ma significative differenze. Mentre il Max di Mel Gibson aiutava gli altri solo per scopi personali, quello di Tom Hardy è un mostro reso tale perché mosso dal solo istinto di sopravvivenza, ma ancora in grado di aiutare gli altri e di conservare la sua umanità nonostante la disumanità che lo circonda.
E’ un film che parla della brutalità dell’uomo immergendolo nella furia di una tempesta di sabbia dal sapore apocalittico e del suo tentativo di redimersi attraverso il simbolico ricongiungimento con il sangue e il latte materno, visti come fonti di vita e purezza. Max passa dall’essere usato come una “sacca” vivente in cui il tubo per il sangue si infila tra le catene – sembra un cordone ombelicale dal quale bisogna staccarsi – al doversi lavare la faccia col latte. Ogni scena è inondata da elementi primordiali (acqua, fuoco, vento) e da idee visive tanto potenti da essere sia evocative che disturbanti.
In questo viaggio non potevano che tornare ad essere fondamentali anche i corpi. Disgustosi quelli dei padroni del mondo; privati di qualsiasi dignità quelli calvi e sbiancati dei sudditi che li seguono fedelmente. Unica fonte di speranza e salvezza sono quelli delle donne, la cui importanza è rappresentata dall’Imperatrice Furiosa. Non è un caso che sia lei il vero motore della storia tanto da mettere in secondo piano lo stesso Max. Interpretata da una Charlize Theron alla quale al regista di nuovo è sufficiente il semplice gesto di mettersi il grasso sulla fronte per farci sentire la sporcizia e la sua disperazione sulla nostra pelle.
L’eroe solitario non è più protagonista e non cerca il piacere personale. In una bellissima inquadratura lo vediamo piccolo perdersi tra la folla, uno dei tanti che non vuole nulla in cambio, con l’Imperatrice Furiosa che in piedi lo guarda dall’alto.

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2 risposte a Mad Max: Fury Road

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