Daredevil – Stagione 1

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Arriva anche in Italia la prima collaborazione tra Netflix – il canale streaming che sta cambiando la televisione – e la Marvel. Ed è ancora una volta un (meritato) successo.
Daredevil è tutto quello che non ci aspettavamo, ma speravamo di trovare: una serie matura che non fa dell’intrattenimento il suo unico e immediato scopo ma che cerca nella narrazione le qualità per elevare la classica storia di origini. Nel primo episodio vediamo prima accenni all’incidente che ha conferito i poteri al protagonista da bambino, poi la nascita del team che ci accompagnerà fino alla fine. Nell’ultimo l’eroe sconfigge il cattivo e diventa quello che tutti conosciamo. Eppure l’immancabile senso di già visto scompare grazie all’ottimo lavoro di scrittura che mette l’avvocato cieco Matt Murdock sullo stesso piano degli altri personaggi. Il suo è il punto di vista dal quale osserviamo l’avanzata della criminalità ma le sue azioni non sono le più importanti e la sua umanità è data proprio dal non essere al centro di tutto. Si può facilmente ricondurre la riuscita del prodotto alla possibilità di mostrare violenza e sangue senza le limitazioni del cinema commerciale e in generale dal suo essere meno edulcorato. Ma il merito è ancora una volta dato dallo spazio che gli sceneggiatori si sono presi per creare delle dinamiche coinvolgenti e sincere. Una gestione delle tempistiche che ha portato a scelte non banali come mostrare maggiormente l’avvocato rispetto al vigilante mascherato nel terzo episodio – sacrificando quindi l’azione – e introdurre il villain Wilson Fisk solo in quello successivo. L’attesa di vederlo finalmente apparire fa già parte della sua caratterizzazione, lo temiamo ancor prima di conoscerlo e il primo incontro con Matt regala uno dei momenti di maggior tensione della serie. Ogni personaggio è interessante perché è il mondo che lo circonda a completarlo. Fisk non è solo il criminale infallibile, è anche il suo guardaroba, il suo appartamento e il legame con la donna che ama, Vanessa. Nella sua etica distorta dalla sofferenza e dal potere, persegue con metodi opposti lo stesso obiettivo di Matt: rendere la città un posto migliore. Nell’ottava puntata esploriamo meglio il suo passato. Nonostante venga riproposto lo stereotipo delle violenze in famiglia, ancora una volta tutto funziona grazie alle motivazioni che lo spingono a confidarsi con Vanessa e per il tocco di classe del significato che può assumere un quadro appeso di fronte al letto. La maturità non risiede solo nel grado di violenza ma anche nel rendere credibili le debolezze di ognuno. Vediamo Matt piangere – da quanto tempo non capitava ad un supereroe – e affrontare questioni morali con un prete per capire se quello che fa è per giustizia o piacere personale. Era disgustato o compiaciuto la prima volta che si è avvicinato al viso le mani sporche di sangue?
Daredevil rappresenta un punto di svolta fondamentale non solo per quello che ha fatto ma per quello che può generare. Perché lascia la sensazione che questa sia l’alternativa (se non la via) migliore per trattare il fumetto.

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