The dentist

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A volte bastano poche parole per raccontare un film. A The dentist addirittura tre: un dentista impazzisce. Con questo concept così essenziale Brian Yuzna ha già vinto, ci sono tutti gli ingredienti necessari per avere un horror che colpisce quello che forse è il secondo punto più vulnerabile del corpo umano dopo gli occhi: parliamo ovviamente dei denti.
Ma il regista fortunatamente non si adagia sull’esilità della trama e non cade in prevedibili derive splatter indugiando sul mostrare quello che succede ai poveri pazienti prede della follia vendicativa del dentista. Non mancano le scene che mettono a dura prova gli spettatori più coraggiosi, ma non durano mai troppo da diventare fine a se stesse e soprattutto ci sono altri elementi che contribuiscono a creare un’atmosfera disturbante. I suoni dei vari strumenti sono uno di questi, chi non prova un piccolo brivido al solo sentire il rumore del trapano?
La regia è efficacissima nel rendere credibile il suo protagonista lavorando esclusivamente con le immagini, là dove trovare giustificazioni psicologiche sarebbe stato completamente inutile. Già dalla prima scena appare su uno sfondo bianco che muove le mani come se si stesse preparando ad una operazione mentre guarda fisso in camera, vorrà forse dire che siamo noi i pazienti?
In un altro momento – forse il più riuscito del film – prosegue questo gioco dei punti di vista che ci porta a vestire i suoi panni. Sta (stiamo) conducendo la moglie (proprio quella che lo ha tradito facendogli perdere il senno, ahi ahi) sulla sedia di una sala operatoria grande e accogliente come un teatro. Vediamo solo la sua mano che, danzante sulle note di musica classica in sottofondo, la invita a sedersi. Il resto della visita non sarà altrettanto rilassante.
Oltre al “classico” utilizzo di inquadrature storte e distorte come una mente che perde sempre di più la sua direzione, quello che colpisce è l’estrema cura nel mettere in contrasto l’apparenza col marcio che si nasconde in profondità.
L’orrore funziona proprio perché si annida dove dovremmo sentirci più al sicuro: le stanze dello studio dentistico – che a tratti ricorda l’Overlook Hotel – così pulite e accoglienti sono infatti un’estensione della personalità del dentista e luoghi in cui avverrà la sua crociata per rimuovere lo sporco e riportare l’ordine.
L’ottima messa in scena ci permette di sospendere l’incredulità per tutte le incongruenze tipiche del genere – le infermiere ci mettono un po’ troppo a capire quello che sta succedendo – che tuttavia sono necessarie per portarci dove vuole il film.
Per percorrere le strade del brivido non ci sono cinture di sicurezza e l’autista può anche infrangere le regole.

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