The nice guys

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Shane Black è un Autore. Fin dalla sua prima sceneggiatura – Arma letale – ha sempre dato un’impronta precisa, anche se nella maggior parte dei casi non era alla regia.
In The nice guys sono presenti tutti i tratti distintivi del suo cinema, forse fin troppo evidenti per chi lo conosce, ma dimostra ancora una volta la sua bravura nello scrivere, e quanto non sia facile mescolare perfettamente azione e commedia. In un colpo solo spazza via tutti i buddy-movie più banali e i peggiori sequel di Arma letale e Die Hard.
Quello che stupisce è l’utilità e l’importanza che assumono nel film anche gli aspetti più banali e forzati. L’intreccio così apparentemente complicato nasconde in realtà una trama semplice – due detective (Ryan Gosling e Russel Crowe) cercano una ragazza scomparsa coinvolta in un intrigo politico – necessaria a catapultare i due protagonisti da un luogo all’altro. Gli stessi stratagemmi adottati per procedere con la storia sono spesso artificiosi: tra personaggi che cadono miracolosamente sulla macchina di chi li sta cercando e altri che compaiono là dove il film ha bisogno del “gancio” per il gran finale.
Ma sono ingenuità consapevoli del loro scopo, tutto torna utile per non prendersi troppo sul serio e sostenere ogni trovata comica. Ad un certo punto i due detective cascano (anche loro) in un trucco da b-movie lasciando da sola la ragazza che tutti stanno cercando. Questo permette a loro di tirare fuori un dialogo assurdo sul vedere Nixon in punto di morte, e alla trama di introdurre un cattivo e conseguente azione. Emerge quindi la volontà del regista di volersi prendere gioco della narrazione stessa e dei suoi meccanismi, cosa che avveniva in modo ancora più irriverente nel sottovalutato Kiss kiss, bang bang.
La parte comica funziona dall’inizio alla fine senza annoiare mai. Black è bravo a non utilizzare la stessa gag più di due volte – quella di Ryan Gosling ubriaco sembra uscita da Hollywood Party – e a far sì che non siano solo le battute ma anche il contesto (siamo negli anni ’70) e i luoghi a creare un’atmosfera esilarante. Anche una porta di un bagno che non si chiude bene o una caduta in piscina possono essere estremamente utili allo scopo.
Per quanto a volte rischi di scadere nel banale, il film trova il suo cuore nel rapporto tra Gosling e la figlia. È lei il personaggio più puro, immersa nella spirale di violenza, ma non così tanto da diventarne preda. Come il bambino di Iron man 3 sarà l’unica in grado di mettere in dubbio l’etica di chi le sta intorno.
Consapevoli del fatto che una tale formula non può essere ripetuta all’infinito, speriamo che Black sia in grado di andare al di là di quello che sa fare meglio.

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