La La Land

Stampa

Pubblicato su logomerig-132-e13679563809294

Il musical è uno stato mentale. È la voglia di mettere in scena i nostri desideri nascosti, i rimpianti e le delusioni. Soprattutto il sogno di diventare attrice di Mia (Emma Stone) e di aprire un locale jazz di Sebastian (Ryan Gosling). È il regno dei sognatori e dei sogni che spesso non si avverano. Non è un caso che spesso i numeri musicali vengano interrotti bruscamente. Fin dalla prima scena le portiere delle auto che si chiudono ci riportano al trambusto di una strada trafficata.
Damien Chazelle torna a parlare di musica e Jazz in un ambizioso tentativo di fondere classico e moderno. La storia è ambientata ai giorni nostri ma sembra senza tempo. Utilizza il genere nella sua forma più pura e nobile, rendendo le scene di canto e ballo necessarie quanto i dialoghi per raccontare gli eventi.
Dopo un apertura sfavillante, il film trova un perfetto equilibrio sia sul piano narrativo che in quello “cantato”. Anche in presenza di una storia lineare, riscopre il piacere di raccontare il già visto e di elevare una storia d’amore banalissima attraverso il musical.
Alla lunga però non sempre il gioco funziona e quando anche il già visto perde la corazza che lo proteggeva e diventa ripetizione, i momenti musicali per quanto ben realizzati non hanno più la stessa forza e non bastano da soli a mantenere alto l’interesse. Il precedente Whiplash pur basandosi esclusivamente su di una relazione, in questo caso conflittuale, sprigionava una forza dirompente e nervosa che La La Land non ha. La sua armatura brillava e non veniva mai scalfita. Le tematiche che entrambi affrontano – i compromessi necessari per raggiungere i propri sogni – in Whiplash arrivavano come dei cazzotti dritti in faccia allo spettatore.
La figura di Mia è quella che emerge maggiormente ma le sue difficoltà per diventare attrice sembrano più che altro un doveroso parallelo per bilanciare quello di cui al regista interessa davvero parlare. È attorno a Sebastian che emergono infatti gli aspetti più interessanti: come si può essere rivoluzionari e sperare nel successo quando si è così tradizionalisti? Come si può essere legati al passato quando il Jazz guarda al futuro? Argomenti che non colpiscono ma sfiorano come timidi schiaffi.
Fortunatamente il finale riporta tutto a livelli sublimi grazie ad una lunga scena in grado di raccontare una vita, così perfetta da non aver bisogno di parole. Il musical è la massima espressione di felicità e libertà che può creare la mente. È vero che si torna alla dura realtà, ma basta uno sguardo per rendere la vita il nostro musical.

coverlg_home

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Recensioni, Stagione 2016-17 e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...