La battaglia di Hacksaw Ridge

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Pubblicato su Equilibrio Instabile

A dieci anni di distanza da Apocalypto, Mel Gibson non poteva scegliere una storia più adatta alla sua sensibilità. Nel protagonista Desmond Doss trova infatti quei tratti di eroismo, onestà e spiritualità che lo rendono una figura volutamente molto vicina a Gesù, con la differenza che La battaglia di Hacksaw Ridge è strettamente legato alla realtà e non cerca suggestioni poetiche/metaforiche per esaltare il suo protagonista. È la storia stessa a parlare e come Gibson la mette in scena.
Doss (interpretato da un efficace Andrew Garfield) fu uno dei primi obiettori di coscienza a scegliere di andare in guerra senza armi, prestando servizio come medico. Perseguitato dai suoi superiori e minacciato di essere congedato con disonore, grazie alla sua tenacia riuscì ad ottenere il permesso di andare sul campo di battaglia.
La sua è una di quelle imprese che finiscono nei libri di storia, che Hollywood non può esimersi dal raccontare ma che in un certo senso si filmano da sole. Spesso viene scelta la strada più sicura e prevedibile: raccontare i fatti con doveroso rispetto ma a scapito di un reale coinvolgimento. Con tutti i suoi difetti e i suoi eccessi il regista dimostra invece di avere una personalità ed un coraggio unici proprio nell’evitare queste trappole.
Tutta la parte che precede l’arruolamento – quella più “a rischio” – non è assolutamente un fardello necessario per giustificare la lunga scena di guerra della seconda metà. In essa troviamo la stessa lucidità e asciuttezza sia nel raccontare l’idillio della relazione tra Desmond e la sua futura sposa, sia nel mostrare la facilità con la quale la violenza può scaturire nelle persone, persino nei bambini, attraverso il bellissimo ritratto del padre violento e sofferente.
Forte della consapevolezza che ogni scena di addestramento in un film di guerra non può che ricordare Full Metal Jacket anche questa parte procede spedita e diverte. È si più leggera, ma quella leggerezza di cui non ti puoi mai fidare perché sai che da un momento all’altro potrebbe tramutarsi in tragedia. In questo senso sembra lo specchio dell’arroganza di chi non ha paura e non sa cosa gli aspetta, di chi pensa che l’inferno sia solo una nuvola passeggera.
Così quando l’inferno arriva, nessuno viene risparmiato e il film esplode in tutta la sua potenza. Perché è necessario mostrare la violenza per quello che è, soprattutto quando viene messa in contrapposizione con un personaggio che non si può difendere se non con la fuga e l’astuzia. Se questo non bastasse, la fortissima idea di mostrare l’esercito americano che per attaccare i giapponesi deve scalare una scarpata su delle reti da carico, dimostra quanto le scelte di un autore possano determinare la riuscita artistica di un opera. La rappresentazione della guerra non è fine a se stessa ma diventa il mezzo per raccontare ideali e valori attraverso una chiara visione.
Senza calcare mai la mano o voler essere una celebrazione ideologica per ingraziarsi il pubblico, Hacksaw Ridge è un grande film sulla Fede che crede in fondo nel suo punto di vista senza dare la sensazione di imporlo.

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