Elle

Pubblicato su Equilibrio Instabile

Il film inizia con l’aggressione e lo stupro della protagonista Michelle di cui sentiamo solo l’audio e viene mostrata la parte finale. Con personalità il regista si gioca subito l’asso che chiunque avrebbe conservato per un altro momento e rende memorabile la scena grazie alla presenza di un gatto. In poco tempo fa inoltre capire due cose importantissime: primo, lo scopo del film non è il climax che porterà a quell’evento; secondo, ci sono altre tre assi, se sai come spenderli è possibile costruire la tensione anche se sai già come andrà a finire una scena e quando dovrai ripeterla.
Da quel momento Paul Verhoeven non realizza quella che potrebbe essere una prevedibile storia di vendetta, ma un complesso intreccio di relazioni di un incredibile personaggio femminile. Una donna che reagisce alle tragedie con una forza ed uno charme glaciali mai forzati o fuori dalla realtà. Anzi, Elle ha tutti i crismi per funzionare come un classico thriller, dove non vedi l’ora di scoprire il colpevole e quando succede, ti rendi conto che neanche quella è la parte interessante. Non che sia di poco conto, semplicemente è necessaria per esplorare il mondo che descrive il regista. Un mondo fatto di rapporti malsani, perversioni sessuali – anche nei videogiochi! – e di inquietanti sfumature. Ci troviamo di fronte a tutto quello che la ragione rifiuta e l’istinto desidera dipinto in una forma bellissima da ammirare per quanto disgustosa. Attorno a Michelle osserviamo tutto il marcio possibile, mai espresso in senso voyeuristico ma come rappresentazione di una visione coerente. Con asciuttezza, lucidità e – grazie al cielo – grottesca ironia si parla di violenza senza ricorrere a concetti già espressi mille volte come il fatto che possa scaturire da chiunque.
Se un regista ha delle idee è giusto che le esprima senza peli sulla lingua, così più che l’origine della violenza vediamo chiaramente il substrato sulla quale si può sviluppare.
Punta deciso l’obiettivo sia su un certo bigottismo che ingabbia le persone, sia sulla mancanza di punti di riferimento familiari (vedi la madre di Michelle), ma in maniera molto intelligente non pretende di fornire risposte o colpevolizzare nessuna categoria. Piuttosto vuole scuotere i paletti religiosi e morali, stuzzicare attraverso la sua visione estremizzata ma non estrema e quindi maggiormente in grado di raccontare la realtà. In un’unica storia troviamo tutti gli stimoli che scuotono l’uomo, come se gettassimo in una gabbia prede e predatori per osservarne da vicino le reazioni. In questo senso Elle sembra essere un passo avanti a tutti e dire molte più cose di chi si basa solo sui propri meccanismi di genere.
Allo stesso modo in cui un altro “vecchietto” aveva scosso il mondo con l’ultimo Mad Max, Verhoeven realizza il thriller che nessun altro è in grado di fare e che tutti vorranno imitare.

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