Spider-man: Homecoming

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Ad ogni nuova uscita siamo sempre più vigili nel decretare la vittoria o la sconfitta della Marvel. Se i film al di sotto delle aspettative non mancano, sbagliare Spider-man nella sua terza incarnazione, dopo tutto il clamore suscitato dal suo ritorno, sarebbe stato clamoroso. E i motivi per dubitare della sua riuscita non mancavano.
Finora le avventure del ragnetto sono sempre state indipendenti, non legate alla condivisione con altri supereroi. Senza fare paragoni con la saga di Sam Raimi – e rimarcarne la superiorità qualitativa – anche nei due film con Andrew Garfield – più simili dal punto di vista commerciale – siamo sempre stati abituati a vedere Spider-man come assoluto protagonista. Mentre adesso lo abbiamo già visto in Captain America: Civil war e qui condividere lo schermo (per poche scene) con Iron man. Scelta che fin dall’inizio faceva pensare ad un facile pretesto per attirare pubblico.
La sfida principale era quindi giustificare il suo inserimento in corsa in un universo già iper-affollato. Al di là di ogni aspettativa la Marvel azzecca una serie di scelte – dall’età del protagonista al tono della pellicola – rendendolo una presenza necessaria contro ogni considerazione commerciale.
L’ambientazione liceale è utilissima per creare un’atmosfera unica e inedita che non viene sfruttata solo per fare qualcosa di diverso. A tratti si respira quell’aria che rende i Guardiani della galassia vincenti perché così staccati da tutto il resto. Partire con la sensazione di questo genuino distacco, nonostante la condivisione di un mondo, con un personaggio così conosciuto, è una conquista sorprendente.
La decisione un po’ inconsueta di affidare la regia a Jon Watts, si è rivelata invece completamente sensata e in linea con gli argomenti trattati. Nel suo thriller Cop Car, dei ragazzini si scontrano col mondo (corrotto) degli adulti. Vogliono fare le cose dei grandi (guidare un auto della polizia) ma finiscono inevitabilmente per far danni. Watts legava il senso di responsabilità e le conseguenze delle azioni compiute col filo della tensione che sfociava nella violenza. Con ambizioni diverse e naturalmente votate allo spettacolo, in Spider-man l’approccio è molto simile e, anche se solo per poche scene, troviamo quella stessa sensazione di angoscia nell’affrontare la realtà attraverso gli scambi tra Peter e un efficacissimo Michael Keaton nei panni del villain.
Il conflitto di Peter Parker tra voler essere un Avenger e godersi la propria età, viene portato avanti con un equilibrio che ci permette, nonostante la leggerezza e la prevedibilità di fondo, di partecipare e credere alle improvvise variazioni di tono. Percepiamo la sua esuberanza nel volersi mettere in mostra e rispondere a muso duro a Tony Stark, sapendo di avere sbagliato; la sua immaturità nel compiere scelte istintive; la sua paura quando rimane bloccato tra le macerie e la malinconia nel dover rinunciare ai momenti più importanti del liceo – il torneo di scienza e il ballo di fine anno – proprio per una responsabilità auto-imposta che sta alla base del suo desiderio di voler crescere.
Non si calca però mai la mano sul contrasto maturità/immaturità e si ha la sensazione che ogni scena abbia la sua utilità nel raccontare il personaggio. Fantastico in questo senso il momento in cui mentre sta interrogando un criminale usando un tono maturo con effetto “alla Batman”, quest’ultimo si ricorda della sua voce “femminile”.
Se la base funziona, è importante azzeccare il contesto che la circonda, come lo spazio in cui ha luogo l’azione. Dove non ci sono grattacieli su cui arrampicarsi, bisogna saltellare da una casa all’altra, violando cortili e case sugli alberi. Quando finalmente arriva uno spazio verticale – l’obelisco di Washington – l’altezza viene utilizzata per provocare vertigine e creare un vero senso del pericolo. Forse non era mai successo di sentire concretamente l’altezza in questo modo, ed è curioso per un personaggio che si sposta da un grattacielo all’altro.
Anche stavolta la Marvel pur senza eccellere riesce a convincere. Sarà perché si tratta pur sempre di Spider-man ma nella prossima occasione, più severi che mai, cercheremo di non farci catturare di nuovo.

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Una risposta a Spider-man: Homecoming

  1. wwayne ha detto:

    Rieccomi! Ma non lo aggiorni più il tuo blog?

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